Non ci sono parole per commentare si esclama soltanto”Vergogna”.Anche nella Costituzione all’ art.4 è sancito che l’Italia riconosce il diritto al lavoro e ne promuove le condizioni per dare la possibilità a chiunque di lavorare ma in questa fetta di terra di gran lunga si sono sorpassati i limiti del rispetto e della legalità nei confronti dei dipendenti che hanno sempre lavorato!!!Minacciati costantemente con provvedimenti disciplinari perchè iscritti al sindacato rosso..E’ora di dire basta ci deve essere qualcuna delle istituzioni che si debba prendere carico di questo scempio.Auguriamo un 2012 diverso da quest’ultimo passato.



F.P Comprensorio di Gioia Tauro

Via Bellini, 48 – 89013 Gioia Tauro

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LE TRAGEDIE FAMILIARI DI FINE ANNO

LA CASA DI RIPOSO DI RIZZICONI INCASSA I SOLDI DELL’ASP

E LASCIA LAVORATORI DIPANDENTI E LICENZIATI SENZA UN CENTESIMO

Pensavamo che il peggio fosse passato e si poteva intravedere un percorso nuovo e positivo per rilanciare le attività sociali senza finalità di lucro, che operano in convenzione con il Servizio Sanitario Pubblico e il Dipartimento delle Attività Sociali della Regione Calabria. Purtroppo ci accorgiamo che tutti i nostri buoni intenti, alla Casa di Riposo S. Francesco d’Assisi di Rizziconi, non trovano corrispondenza nelle persone preposte alla gestione di una realtà sociale molto delicata e fortemente chiacchierata per i debiti accumulati verso i lavoratori. Pur nonostante la forza lavoro sia stata ridotta di ben 20 dipendenti, licenziati in maniera collettiva e illegittima, i soldi alla Fondazione non bastano mai e questi licenziati aspettano ancora il pagamento di ben 9 mensilità e della buonuscita. Stranamente il debito di questa Casa di Riposo e Protetta, lievita anche per il mancato pagamento del salario dei lavoratori dipendenti che aspettavano di ricevere ben 6 mensilità (Aprile, Maggio, Giugno, Novembre, Dicembre e 13^ Mensilità), e sono rimasti a mani vuote anche durante le festività Natalizie e di fine anno. Appresa la notizia, pensavamo di poter intervenire presso la direzione dell’ASP e sul Dipartimento Regionale dei Servizi Sociali, ma, ci siamo accorti con grande sorpresa che: la Fondazione S. Francesco d’Assisi di Rizziconi ha incassato ben € 705.269,73 dal 16 Febbraio al 12 Dicembre 2011. A quest’importo si aggiungono tutte le pensioni e le tredicesime delle persone anziane ricoverate, riscosse direttamente dalla Casa di Riposo e, inoltre, altre rimesse sono arrivate dal Dipartimento Servizi Sociali. L’incasso complessivo supera abbondantemente il milione di euro ma, chi dirige la Fondazione ha deciso comunque di non pagare i lavoratori e farli soffrire anche sotto le festività di Natale e di fine anno. Una “astuta” mossa strategica per far scoppiare sempre più la rabbia e la disperazione già presente nei lavoratori licenziati e in quelli rimasti a lavorare. Una “bella” motivazione per far montare un’eclatante protesta e mandare all’aria l’intera assistenza ai poveri ignari vecchietti ricoverati. Certo la stupidità di chi pensa di poter mandare avanti l’assistenza con serenità senza pagare il lavoro è il culmine dell’ignoranza gestionale e diventa intollerabile sotto tutti i profili  legali.

A questo punto vorremmo capire dove sono gli organismi di controllo e ci chiediamo: esiste ancora l’ufficio ispettivo dell’ASP e della Regione Calabria che possa intervenire su fatti così gravi? I dirigenti regionali e dell’ASP sono tutti quanti seduti a tavole ricche e di tutto imbandite fregandosene di chi non può dare da mangiare ai propri figli? Perché le continue denuncie di inefficienza, fatte da questa organizzazione, non trovano un minimo di attenzione nelle istituzioni per frenare il degrado imperante di una realtà con grande potenzialità ma gestita in maniera inadeguata senza rispetto per chi lavora e, conseguentemente verso le persone anziane ricoverate? Cosa si nasconde dietro quest’assordante silenzio?

Se questo modo libertino è il preludio di come si andrà a gestire l’intera Sanità Calabrese, ben presto saremo impegnati in una forte lotta di contrasto a tutte le forme irregolari e illegali di gestione, continuando a mobilitare l’intero territorio e quelle persone per bene, nell’unico obiettivo di far valere i diritti del Popolo Calabrese, dei lavoratori e di quella classe dirigente che si ritrova in questi principi per l’affermazione della legalità e della vita del lavoro.

Gioia Tauro, lì 30 Dicembre 2011

IL SEGRETARIO GENERALE F.P. CGIL

Giuseppe Gentile

Non c è tregua neanche giorno di Natale!

ESTERI
26/12/2011 – IL CASO

Massacro di Natale, sangue in Texas
Sette uccisi mentre scartano i regali

Gli agenti davanti alla casa, alla periferia di Forth Worth, Texas

Il killer vestito da Babbo Natale ammazza parenti e amici
poi si suidica. Città sotto choc

Strage di Natale a Fort Worth, in una zona tranquilla e benestante poco fuori Dallas, in Texas. Sette corpi crivellati da colpi di arma da fuoco sono stati trovati tra la cucina e la sala da pranzo di un appartamento ancora addobbato con l’albero di Natale la mattina del 25. Le vittime, quattro donne e tre uomini, avevano tra i 18 e i 60 anni.

«Tutto lascia pensare che avessero appena aperto i regali e stessero festeggiando tutti assieme», ha detto il sergente Robert Eberling, della polizia locale. Più tardi, sempre gli inquirenti hanno reso noto un dettaglio ancora più impressionante: ad aver aperto il fuoco sugli amici e i parenti, prima di suicidarsi, è stato uno dei componenti della famiglia vestito da Babbo Natale.

Al fianco dei cadaveri, per terra, gli agenti hanno trovato due pistole. Un dettaglio che da subito ha fatto capire che l’artefice della mattanza non poteva che essere stato uno di loro. Tuttavia si continua a indagare su una vicenda che ha sconvolto un’intera comunità formata da persone di ceto medio, che non hanno mai vissuto tragedie simili. I corpi non sono stati ancora identificati, ma secondo la stampa locale sembra che tutte le vittime fossero legate tra loro da vincoli di parentela o amicizia. Al momento, gli uomini della scientifica stanno esaminando attentamente ogni dettaglio.

Gli inquirenti e i pompieri hanno fatto irruzione nella casa della mattanza dopo aver ricevuto una telefonata dalla stessa utenza della scena del crimine. «Quando ci hanno chiamato – spiega sempre Eberling – dall’altra parte del filo non abbiamo udito nulla». Circostanza che potrebbe confermare l’ipotesi che lo sparatore si sia tolto la vita. A rendere più difficili le indagini, il fatto che in quella zona, attorno alla casa, come capita spesso durante le feste, le case sono per lo più disabitate. Così non ci sono testimoni. Nessuno ha sentito spari o urla. I pochi vicini si sono accorti della tragedia solo la mattina dopo, con l’arrivo delle macchine della polizia. «Non abbiamo udito nulla. È stata una cosa terribile. Questa è una zona tranquilla. Ma ora abbiamo paura», racconta alla Abc Christy Posch, una hostess che assieme al figlio si è  trasferita in questa zona appena sei mesi fa, per abitare vicino alla scuola del bimbo. «Qui abitano solo famiglie. Nessuno mi ha mai parlato di un furto, o un problema di criminalità». Sconvolto anche Josè Fernandez, un operaio specializzato padre di un bimbo di dieci anni, che abita in zona: «È tremendo, qui non è mai successo nulla. Ma ora non mi sento più sicuro. Ho paura a lasciare mio figlio giocare da solo in giardino».

Possibile che si possa morire ancora cosi oggi!!!



L FATTO

Novara, morta la gioielliera ferita in rapina

Ida Lagrutta era in coma farmacologico dal 18 novembre.

È morta lunedì 28 novembre mattina, nell’ospedale Maggiore di Novara, la gioielliera Ida Lagrutta, di 45 anni, ferita lo scorso 18 novembre durante una rapina nel suo negozio nella città piemontese.
La donna era stata colpita al capo con un corpo contundente, forse il calcio di una pistola e aveva subito una serie di fratture per le quali è rimasta in coma farmacologico nel reparto rianimazione.
Nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 c’è stato un aggravamento delle sue condizioni, da alcuni giorni già molto critiche.
NESSUN TESTIMONE. Ida Lagrutta era stata ferita da sconosciuti che erano entrati nel negozio che gestiva insieme al marito. La ricostruzione di quanto accaduto è apparsa complessa, perché la rapina non ha avuto testimoni e le telecamere del negozio non hanno registrato nulla.
Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile della questura di Novara, ma non ci sono novità sostanziali: l’ipotesi più probabile è che la rapina sia finita con l’aggressione dopo che Lagrutta aveva dato l’allarme. Ma alcuni elementi (in particolare, la violenza con la quale il suo assassino ha infierito sul capo della donna) non hanno fatto escludere altri moventi.

Lunedì, 28 Novembre 2011